Anche se è trascorso ormai un mese, le sue parole ancora rimbombano tra i corridoi di Palazzo Civico. Da quella sera del 23 aprile scorso il concetto espresso a chiare lettere in Consiglio dal presidente Andrea Accorsi ha lasciato più di un imbarazzo tra i dipendenti e i dirigenti (quelli che ancora restano e non sono riusciti a ‘scappare’) del Comune. Sbigottiti e delusi hanno ascoltato la sua ‘filippica’. Il suo capo d’accusa. La facilità con cui ha esternato le sue convinzioni, puntando dapprima il dito sull’ex dirigente ai servizi finanziari, Elena Brunetto. “Allora come ben sapete – ha dichiarato impettito – io sono stato qui seduto su questo tavolo ed ho chiesto l’avvicendamento al Sindaco dei due dirigenti, io sono perfettamente cosciente di quello che ho detto e sono contento che la dottoressa Brunetto sia andata via“.
Prima cannonata a cui hanno fatto seguito altre convinte affermazioni che hanno evidenziato la linea dell’intero gruppo pentastellato venariese, che Ha visto silenzioso nell’angolo la figura dell’assessore al Bilancio , Angelo Castagno che almeno a parole, fino all’ultimo giorno, aveva sostenuto il buon lavoro della dirigente: “La dottoressa Brunetto era una professionista seria però ha trasformato questo Comune in un Comune finanziario-centrico. Sulla vicenda riguardante corso Cuneo e Cascina Pulita avrebbe dovuto informare questa Amministrazione su quello che poteva essere il progetto che aveva intenzione di portare in loco: fare cassa a noi non interessa, a noi interessa salvaguardare il territorio, se questa situazione è nata come è nata, se la situazione bocciofila si è sviluppata come si è sviluppata, la responsabilità, a mio avviso, è della dottoressa Brunetto“.
Presa di mira, accusata pesantemente senza che, almeno l’assessore di riferimento Castagno, levasse una parola per difenderla. Situazioni che almeno, nel chiuso degli uffici, aveva sempre sostenuto: “eccellente il lavoro della Brunetto e di tutto il settore”. Evidentemente erano considerazioni di facciata, di circostanza. Perché di fronte alle invettive inequivocabile del presidente Accorsi, benché stimolato e sollecitato, è rimasto muto. In silenzio. Lui, l’assessore Castagno che in più occasioni nel chiuso del suo ufficio, ha manifestato ‘insofferenza’ per questa gestione ‘D’Afflitto-centrica’, per questa incapacità di dare un senso di città, una seria dimostrazione di governo ‘collegiale’, con decisioni effettivamente condivise e non ‘subite’. È rimasto muto come un pesce. Eppure aveva tra le righe esprimeva tanta insoddisfazione, tanto malessere da portarlo, più volte, ad immaginare di abbandonare. Togliere il disturbo. La vicenda della Brunetto sembrava potesse rappresentare la classica goccia che fa traboccare il vaso. Evidentemente non era così. Delle due l’una, o non credeva per davvero nel buon lavoro della Brunetto, oppure questa insofferenza era solo una finta, finzione. In ogni caso un pò più di coraggio e coerenza sarebbe stata opportuna.
Sul persistere del malfunzionamento all’interno della macchina comunale, poi, il presidente Accorsi ha raccontato la sua visione: “Abbiamo rilevato diversi problemi per quanto riguarda appunto il funzionamento della macchina comunale, abbiamo notato in questi anni, e questo credo sia dovuto ad una male organizzazione, dove ha visto la mano destra che non parlava con la sinistra. Perché il meccanismo che si è messo in atto in questo Comune è che non ci sia uno scambio di interessi reciproci per arrivare ad un bene comune. Alcuni progetti li abbiamo dovuti scardinare noi dai cassetti e funziona tutto così“.
Ma la bordata più drastica è arrivata verso la fine del suo intervento quando allude, per nulla velatamente, ma anche senza portare elementi concreti, a ‘intoppi’ creati ad arte non riconducibili a chi governa:
Sarebbe bello, a mio avviso, avere la possibilità di arrivare, governare e cambiare tutto radicalmente, avere la propria squadra. Allora se ci sono degli intoppi che vengono creati appositamente, perché vengono creati appositamente, non è tutta colpa anche di chi amministra, perché chi amministra ci mette tutto l’impegno e tutto il tempo necessario, ma alla soluzione a volte non ci si arriva“.
Quindi, secondo questa facilona teoria e per logica, anche tutti i precedenti amministratori non avevano alcuna responsabilità sul mancato raggiungimento degli obiettivi: era tutta colpa della macchina che ‘intoppa’…E la politica che ci sta a fare? Ma va va…