Per me è sempre stato solo il ‘maresciallo’. Forse fino a qualche tempo fa non conoscevo neanche il suo nome. Lui era il maresciallo. Semplicemente. Dovunque lo incontrassi lungo le strade di Venaria, o in chiesa, mostrava la sua estrema educazione, senso civico e rispetto dell’altro. Con quel suo fare cordiale non disdegnava mai un saluto a nessuno. All’apparenza poteva anche sembrare schivo e rigido. Ma era tutt’altro che severo. Non era uno che ostentava, a cui piaceva mettersi in mostra. Lui era discreto e riservato nel proteggere i suoi sentimenti e le sue emozioni più intime e care. Atteggiamenti dettati anche dalla sua formazione militare, cresciuto nell’Arma, e trasferitosi, 47 anni fa, a Venaria poco più che maggiorenne da un piccolo Comune della provincia di Enna, Centuripe. Prendendo servizio presso la stazione dei Carabinieri, Salvatore Di Pino, conobbe la sua amata compagna, Rosa, con la quale ha condiviso la sua vita. Fino all’altro ieri. Quando, a 67 anni, una male incurabile, con aggressivitá e in poco più di due mesi, se l’è portato via. Anche nella malattia, però, ha voluto vivere ogni giorno con la stessa identica dignità. Nelle ultime settimane non si vergognava della sua condizione, non temeva di mostrare la sua debolezza, ma anche se il dolore era lancinante e lo costringeva a scendere le scale con fatica, fino a quando ha potuto, ha cercato di essere sempre se stesso. Preciso e attento alla cura di ogni dettaglio. Magari più lentamente, un gradino dopo l’altro. Ma, con eleganza, con le mani in tasca. Era così il ‘maresciallo’. Silenzioso e capace di ascoltare. Ma anche uno di compagnia. Che coltivava tante passioni a Venaria: il teatro all’Unitre, i balli occitani ed il canto con l’associazione della ‘Famija Turineisa’. Un uomo credente e praticante, con una grandissima fede che l’ha aiutato ad affrontare la morte con serenità e consapevolmente. Mi resta questa immagine di lui. Probabilmente sapeva giá della sua condizione, ma il  suo viso non aveva fatto trasparire nulla. Prima delle vacanze, alla cassa del supermarket di via Medici del Vascello. Scherzoso e sorridente mentre io impacciato imbustavo la spesa, mi ha salutato. Ho contraccambiato: “Ciao Maresciallo”. Per l’ultima volta.