In tantissimi lo hanno salutato ieri alla ‘Santa Maria’ per l’ultima volta. Leonardo Trisorio si è spento, all’età di 79 anni, lasciando un vuoto pesante nel cuore della sua adorata famiglia: innanzitutto della sua cara moglie Chiara che lo ha accudito, coccolato e accompagnato sempre fino all’ultimo istante, dei suo figli Tony e Christian e dei suoi nipoti.
Ma ‘Tris’, come tutti lo chiamavano, lascia un può più soli tutti quei ragazzi, oggi uomini, che sono stati suoi allievi. Che con lui hanno trascorso giornate sui campi di calcio, negli spogliatoi. Sì, perché Trisorio è stato un grande allenatore, uno che ha dedicato un pezzo importante della sua vita, forse il più importante, ai ragazzi. Insegnando il gioco del calcio, certamente, ma anche e soprattutto educazione, lealtà e rispetto.
Sempre sono stati elementi caratterizzanti dei gruppi che costruiva e seguiva. Fin dai primi tempi all’ATM, ma poi al Venaria, il periodo più lungo, al Giaveno, al San Gillio, al Madonna di Campagna. Insieme a tanti compagni di viaggio. Che tristi oggi lo piangono. Come il ‘maestro’ Ezio D’Herin. Erano praticamente inseparabili. “Era un grande uomo di calcio il buon ‘Tris’, ma era una grande persona con quel suo modo a volte da generale a volte da burlone di affrontare ogni situazione della vita. Ma soprattutto era per me un grandissimo amico”.
I ricordi commossi affiorano nella testa di tanti di quegli allievi.
“Quante ne abbiamo combinate su quei campi, quanti insegnamenti ci hai dato e quante botte ci davi nelle partitelle e se sbagliavamo qualcosa in campo ci urlavi sempre ‘Somaro'”. “Quanti allenamenti nella nebbia e nel freddo di via Don Sapino, quando il calcio aveva un altro sapore e gli uomini di calcio erano come te: veri, schietti, semplici”.

Squadra ATM anni ’80                                                    

 

Squadra Venaria anni ’90

  
Da oltre dieci anni la malattia lo aveva messo su una sedia a rotelle. Ma non si è mai voluto arrendere. Ha sempre combattuto e con straordinaria tenacia ha mostrato la sua incredibile voglia di vivere. Di comunicare a suo modo. Con un gesto, un urlo strozzato, un sorriso, un pianto di felicità. Accompagnato ogni giorno dalla sua amorevole moglie Chiara, al mercato e lungo ogni strada di Venaria ogni qual volta incontrava e riconosceva uno dei suoi ragazzi mostrava la sua contentezza. Con un caloroso saluto. Riconoscente e pieno d’amore. Con quel suo sguardo, sì malinconico, ma fiero.
‘Tris’ è stato un riferimento per una gioventù che non c’è più. Un esempio di quanto bene si possa fare agli altri con piccole azioni e con umiltà. Valori assorbiti da tutti quei giovani che con lui sono cresciuti e che oggi, a loro volta diventati padri, stanno trasmettendo ai loro figli.
Ciao Tris.

Articolo scritto da Pino Capogna