Senza rumore. Quasi nell’indifferenza generale. Una dopo l’altra le serrande vengono abbassate. Definitivamente. Per sempre negozi storici della nostra città decidono di dire basta. Dopo anni anni di lavoro, grande professionalità e servizio. In alcuni casi dopo anche più di trenta anni. Un pezzo di storia di Venaria. Del commercio della’ città all’ombra della Reggia’ non ha più la forza, né la voglia probabilmente, di continuare a lottare. Quella città che coloro che non ci abitano immaginano viva una fase di rinascita e sviluppo perenne.

Evidentemente non è così se è vero, come è vero, che i dati confermano un trend negativo di residenti.

Dopo un iniziale crescita demografica che faceva pensare ad un veloce sforamento dei 40.000 abitanti, oggi assistiamo ad una perdita costante di abitanti. Anno dopo anno. Un dato che dovrebbe far riflettere. Che dovrebbe far analizzare le ragioni che portano le famiglie a non ritenere Venaria un posto da scegliere per viverci. Anzi, i numeri raccontano che sempre più nuclei vanno via dalla città della Reggia.

Certamente non vi è sviluppo per ciò che concerne il settore del commercio cittadino. Che, checché se ne dica, sta vivendo una lenta ed inesorabile involuzione. Una preoccupante e triste sofferenza che toglie il respiro. Che ti soffoca costringendoti a chiudere. A cambiare vita con la morte nel cuore. Ad accantonare pezzi importanti di vita. Di ricordi. Di affetti. Di sacrifici. E sei obbligato a farlo prima di rimanere ingabbiato, prima di essere stritolato dagli obblighi normativi e burocratici, dalla pressione fiscale.

Accade in via Mensa come in viale Buridani. Ma non solo.

Attività storiche che hanno deciso di lasciare  e con loro perdiamo  per sempre ciò che hanno rappresentato in termini di rapporti umani, di umanità, di memoria, di confidenza, di servizio e professionalità. Penso a Monica (oggi Monica’s Kids, ma per vent’anni Benetton bimbi), a Simonetta (GrecoDea, e prima semplicemente Greco con Lia), a Francesca (abbigliamento Viano che ha portato avanti il lavoro della mamma Raffaella e del papà Ferdi). Ma anche ad altri che ci hanno provato per poco. Anche catene importanti che dopo un paio di anni lasciano: come l’Oviesse Kids in largo Garibaldi.

I loro volti incarnano il loro lavoro. Il sacrificio di chi per oltre vent’anni ha tirato su la saracinesca per portare a casa il pane. Ha dato professionalità e servizio. Ha dato, non dimentichiamolo, anche un’occupazione ad altri.

Hanno battagliato e collaborato per difenderlo questo lavoro, ma oggi gettano la spugna. Può interessare a qualcuno? Può essere un fenomeno che merita di essere approfondito? Può essere un tema sul quale chi ha responsabilità amministrative e politiche decide di dedicare un briciolo si tempo?

È vero le ragioni di questi accadimenti sono da individuare principalmente in questa crisi economica finanziaria che ormai da un decennio continua a mordere duramente. Che impoverisce, giorno dopo giorno, sempre più famiglie. Che ha fatto scomparire posti di lavoro e di conseguenza ridotto ai minimi termini la capacità di spesa degli individui. Quindi assolutamente responsabilità decisionali che competono ad un livello superiore.

 Ma quale può essere l’incidenza di chi, invece, ha un ruolo decisionale a livello locale con risorse e competenze limitate?

Oggi ascoltando le loro voci, osservando i loro occhi malinconici ti rendi conto che chiedevano vicinanza, la necessità di costruire rapporti, scambio di informazioni. Questi operatori volevano sentire negli anni una collaborazione vera che non si limitasse alla mera organizzazione di eventi. Volevano sentirsi ascoltati. Volevano poter discutete, anche litigare, su progetti, su una pianificazione e programmazione commerciale che interessasse tutto il territorio cittadino. Parlando di diversificazione e completamento merceologico delle attività. Ragionando sulla costruzione di un piano commerciale cittadino.

Probabilmente vogliono ancora questo. Certamente vi è ancora questo bisogno. Ma per loro non c’è più tempo. Loro, Monica, Simonetta e Francesca e tanti altri come loro, hanno scelto, obbligate, di non resistere più. Qualcuno se n’è reso conto? A qualcuno interessa?