Ha riscosso molto interesse la serata dedicata all’adozione presso il Circolo Trova il Tempo di Venaria Reale. Lo scorso 12 aprile con la presentazione del libro “Il profumo della speranza” di Paolo La Francesca si è sottolineato quanto sia fondamentale il diritto alle origini per gli uomini e le donne adottate. “Conoscere le proprie radici è un aspetto molto importante della propria identità– ha detto Paolo La Francesca, adottato in Brasile appena nato – La mia ricerca si può dire contemporanea perché per ritrovare la mia mamma brasiliana ho utilizzato internet”.

L’incontro è stato moderato da Antonella Menzio della libreria Mondadori di Via Mensa che introducendo la serata ha detto: “Questo libro è il risultato di un grande viaggio e come lo ha definito il professore Giovanni Merlo, è un manuale di sentimenti”. Ed è vero, leggendo il libro si è in costante contatto con l’autore, con le sue emozioni, compiendo con lui il cammino che lo ha condotto a mettere insieme tutti i pezzi della sua storia.

Paolo oggi ha quasi 32 anni, oltre ad esser figlio, è marito e padre di una bambina a cui due anni ha potuto dire che aveva due nonne. Infatti, sostenuto dai suoi cari, Paolo è riuscito nel suo intento ed ora conosce le sue radici. Così ha raccontato al pubblico come ha trovato la sua famiglia in Brasile e come ha vissuto con la suafamiglia adottiva in Sicilia. La mamma amorevole e rigida al tempo stesso; il papà, uomo di mare, spesso lontano da casa per lavoro; la rete famigliare, con la quale il rapporto è sempre stato piuttosto conflittuale. In “Il profumo della speranza”, Paolo parla anche di discriminazione e del suo forte bisogno di accettazione.

Ho saputo di essere stato adottato quando avevo circa 8 anni e così ho cominciato a dare un senso alle differenze somatiche e a quelle sensazioni che già sentivo dentro. Pian piano iniziò a crescere la voglia di sapere di più sulle mie origini ma avevo paura di dare un dolore ai miei genitori.– ha raccontato – In casa era conservato il fascicolo che indicava il nome della donna che mi aveva partorito e quello dell’ospedale dove ero nato ma non chiesi mai nulla fino a due anni fa. Una sera mi trovai con dei colleghi in un ristorante brasiliano a Torino, città dove lavoro come poliziotto. Mi sentivo come a casa e lì conobbi una ragazza, anche lei adottata in Brasile, ma lei era già tornata in quella terra due volte. Fu la ciliegina sulla torta. Dopo quella sera, decisi di leggere quel fascicolo nonostante le perplessità iniziali della mia mamma adottiva e iniziai la mia ricerca”.

Paolo su Facebook ha trovato ben 120 donne con lo stesso nome di sua mamma; scrisse ad ognuna di loro. Sei mesi di attesa senza successo, poi ha pensato di mettersi in contatto con qualche radio a Bahia ed entrò in contatto con una in particolare, dove un ragazzo prendendo a cuore la sua storia ne parlò in diretta. É così che lo zio di Paolo, sentendo la trasmissione, ha capito che il ragazzo stava cercando sua sorella. Quello stesso giorno Paolo e sua mamma Rosilena si parlarono per la prima volta: tanta emozione, la voce rotta dal pianto e le parole in quella lingua che il giovane non capiva. Da quel momento madre e figlio iniziarono a sentirsi via Facebook e Whatsapp grazie all’utilizzo di Google traduttore, fino al giorno in cui Paolo non decise di partire per il Brasile per conoscere lei, suo fratello e la famiglia ritrovata.

Decisi di partire da solo perché non sapevo a cosa andavo incontro. Giunto a Madrid stavo per tirarmi indietro– racconta Paolo – Poi, la telefonata di mio padre dalla Sicilia mi diede la forza di andare avanti”.

Alla domanda del pubblico: “Perché la tua mamma del Brasile non ti ha mai cercato?”, Paolo ha risposto: “E’ proprio una delle domande che le ho fatto. Io avevo il suo nome e quello del posto in cui sono nato, lei di me non sapeva nulla”.

Più volte Paolo ha citato i suoi genitori adottivi con cui è cresciuto e divenuto l’uomo che è oggi, raccontando che il giorno dopo la sua nascita le sue due mamme, Rosilena e Rosalba, si sono incontrate e la prima disse all’altra: “Abbiatene cura, la mia è una scelta d’amore perché non sono nelle condizioni economiche per farlo io”.