Preoccupazione, speranza, coraggio, malinconia e tristezza. Emozioni diverse che si mischiano, che interagiscono tumultuosamente nelle ultime settimane nel settore commercio della ‘Reale’. Che, a detta degli operatori, di ‘Reale’ ha sempre meno. Sensazioni, opinioni, proposte che raccogliamo in questo periodico tour di ascolto, di analisi, di verifica su quello che sta accadendo in città, con continue chiusure di attività storiche. Che impoveriscono i quartieri, li spogliano. Per provare ad accendere i riflettori su vicende e fenomeni che vengono sottovalutatati. Per innescare quantomeno un dibattito.
Le scelte di chiusura di molti operatori sono inevitabili nella maggior parte dei casi, per non rischiare di compromettere oltremodo anche gli equilibri familiari. Prima che sia troppo tardi, quindi, meglio tirare giù la serranda per sempre. Con il groppo in gola. C’è chi dice basta, chi lo ha già fatto. Come Monica Boscolo che con grande tristezza, dopo 24 anni di sacrifici e soddisfazioni, ha deciso di chiudere. Il 31 gennaio l’ultimo giorno di vita fine per il suo negozio storico di abbigliamento per bimbi e ragazzi. “Tutto è diventato più difficile – spiega Monica – e sono tante le cause che mi hanno portato a questa scelta: poco passaggio e sempre più tasse e spese. Una decisione ponderata, non potevo fare diversamente. Con grande dispiacere e a malincuore lascio, il rapporto con la clientela è stato magnifico. Li porterò tutti nel cuore”.
Dall’altra parte c’è chi ancora si sforza di andare avanti, di continuare a credere e sperare che ci si riesca a rialzare, che si riesca ad invertire la rotta. A risollevare, a migliorare, almeno a livello locale, una situazione che appare compromessa. “Nonostante tutto – racconta Alessandro Picatti dell’omonima gioielleria di via Mensa – bisogna continuare ad essere positivi. Per i miei figli e la mia famiglia. È fuor di dubbio, però, che sono molto preoccupato per quello che vedo intorno a me. Bisogna cercare di far arrivare la gente dall’inizio della via. Non c’è più passaggio. È dura andare avanti”.