Una maggioranza così Venaria non l’aveva mai vista. Una definizione che si può prestare a tante sfaccettature ma che portano tutte ad un’unica conclusione: non se ne può più. Roberto Falcone ha stravinto il ballottaggio del 2015 con quasi il 70% dei consensi, regalandosi una maggioranza di 14 consiglieri tutti dello stesso partito. Una prova di forza straordinaria che gli avrebbe dovuto consentire di amministrare serenamente e senza alibi. Terminata la fase iniziale della comprensibile luna di miele con la città i nodi sono venuti tutti al pettine e gli scricchiolii interni sono diventanti dei boati. La scelta di una giunta composta esclusivamente da non venariesi ha comportato uno scollamento evidente dal tessuto economico-sociale di Venaria. Nessun venariese conosce gli assessori in carica e nessun assessore conosce la Città. L’aver dato in mano ad un’unico assessore (o assessora nel nuovo slang tanto in voga) il potere d’indirizzo politico della sua amministrazione è stato il secondo grande problema del sindaco Falcone che mese dopo mese ha minato dall’interno la sua granitica maggioranza. L’eccesso di protagonismo, la pioggia di selfie, la sensibilità istituzionale di un caterpillar in una gioielleria dell’assessora ha fatto il resto. Invidie, mal di pancia sopiti, sono aumentati giorno dopo giorno costringendo la Città da oltre un anno e mezzo a subire i danni di questa guerriglia permanente. Tanti gli assessori che in successione hanno rimesso il mandato e ancora di più sono stati i consiglieri che hanno lasciato in contrapposizione ad una linea politica nella quale non si riconoscevano più. Poche settimane fa l’ultimo scossone l’ha dato il Presidente del Consiglio Accorsi dimettendosi dalla carica e annunciando le dimissioni di altri 3 consiglieri dalla maggioranza. E’ quindi entrato a fatica l’ultimo consigliere grillino (eletto con 1 solo voto a completare un quadro imbarazzante rappresentato da parentele varie) mentre gli altri due seggi resteranno vacanti, per esaurimento della lista. Ciò significa che il plenum assembleare di 24 consiglieri più il sindaco non verrà ricostituito restando in aula solo più 22 consiglieri tra maggioranza e minoranza. Un capolavoro istituzionale. Hanno trasformato il Consiglio comunale in una rissosa assemblea condominiale dove per riuscire a convocare la seduta bisogna aspettare la seconda convocazione proprio perchè i numeri questa maggioranza non li ha più. Ed ogni convocazione persa fa perdere soldi e tempo alla città (quasi 2mila euro a seduta). Soldi pubblici che buttiamo per assecondare i capricci di un Sindaco che non vuole prendere atto del fallimento della propria maggioranza. Ma questo cortocircuito è destinato ad alimentarsi ancor di più grazie alla promozione della discussa assessore D’Afflitto addirittura alla carica di Vicesindaco creando ulteriori frizioni tra gli ultimi pasdaran della maggioranza che invece ne invocavano disperatamente le dimissioni per cercare di salvare il salvabile. Nel corso dell’ultima “Festa dello Sport” il sindaco ha addirittura voluto premiare con una targa il suo assessore di fiducia, ringraziandola per la presenza, in un’ostentata auto celebrazione della quale francamente non si avvertiva la necessità. Anche la nomina di tal Valerio Brescia, quale NEO assessore al Bilancio, ricalca le precedenti nomine: paracadutati da Torino a riempire poltrone vacanti venariesi che rappresentano gli ultimi riservisti di un Movimento 5 Stelle che ormai ha dimostrato nei fatti il fallimento della sua capacità amministrativa. Ci auguriamo per il bene della Città che si possa far calare presto il sipario su questo spettacolo pietoso che sinceramente Venaria non merita. Avevano promesso il cambiamento e la diversità rispetto agli “altri”. Hanno fatto perdere 5 anni a Venaria dimostrandosi perfino peggiori dei predecessori.