Siamo andati a trovarlo, Pino Cainero. Nella sua casa al quarto piano di piazza Cavour. La moglie Clelia, superata l’iniziale diffidenza, ci ha spalancato le porte della sua dimora. Con grande disponibilità e semplictá ci ha accompagnati in questo viaggio di ricordi. D’altra parte è assai ingiustificabile celebrare l’evento della ‘corsa rosa’, che oggi attraverserà parte della nostra città, senza dare il giusto e dovuto riconoscimento a chi, cittadino venariese, ha contribuito veramente a scriverla questa storia del Giro d’Italia.

Neanche a dirlo, Pino Cainero lo troviamo intento a guardare la tivù, rigorosamente sintonizzata  sul Giro. Costretto a combattete da quasi vent’anni con le difficoltà della malattia, da un paio di anni è costretto sulla sedia a rotelle. Non parla praticamente più. O meglio le sue parole di rado si comprendono, ma con gli occhi sa comunicare bene, molto bene. Si fa capire. Quegli occhi, quello sguardo ha seguito ogni singolo dialogo, ogni domanda che ha contraddistinto questo viaggio a ritroso che abbiamo intrapreso con l’amico di famiglia Gimmy Previgliano, per la parte prettamente sportiva, e con la moglie Clelia Gatti, per ciò che è stato il marito, il papá, il vigile Cainero.

È rimasto seduto sulla sua sedia per quasi tutta la durata dell’intervista. Alla soglia degli 86 anni, ci ha accompagnato, e ha voluto essere presente lì con noi, nonostante le sue condizioni fisiche siano abbastanza precarie. Ha annuito, ha sorriso. Si è emozionato nel rivedere, riascoltare e sostanzialmente rivivere quegl’indimenticabili anni. Ha idealmente abbracciato ogni foto.  Li accanto alla sua Clelia. Che ê stata la sua voce, il suono di quegli occhi vigili, vispi. Attento al resoconto dell’amico Gimmy che ha ricordato tanti colleghi corridori, ma soprattutto amici: uno su tutti il compianto Agostino Coletto. E poi ecco l’amore rivissuto con quelle parole rotte dall’emozione.  Prima il matrimonio e poi la nascita dei due figii: Gisella e Roberto. E smessi i panni del campione di ciclismo ecco la divisa da vigile di Venaria: “È stato sempre ligio al dovere, comprensivo e ben voluto”. Ed anche come padre, un esempio: “È stato ed è tuttora un punto di riferimento per la nostra famiglia”, chiosa Clelia, prima di scoppiare in un pianto di felicità.

Lui, Cainero abbozza un saluto con la mano, mentre lo lasciamo andate a riposare. La televisione è sempre accesa. Il Giro d’Italia lo fa ancora da padrone.

Non facciano fatica a credere che anche quest’oggi, al via della tappa che vedrà la carovana rosa partire all’ombra della Reggia, Cainero immaginerà di essere lí, ruota a ruota con Froome, Dumoulin, Yates e Pozzovivo. Sarà un pò come tornare ai tempi in cui ‘proteggeva’ il grande Fausto Coppi. Forza Pino Cainero e grazie.