Recentemente la Corte di Cassazione ha assolto due manifestanti che, nell’ambito di un corteo pubblico, hanno esposto uno striscione con croci celtiche e risposto alla chiamata del presente con il saluto romano.

La Suprema Corte non ha ravvisato profili di responsabilità penale in quanto gli atti compiuti non sono stati ritenuti idonei alla ricostituzione del partito fascista.

Infatti, secondo un consolidato orientamento costituzionale, il reato di “apologia del fascismo” viene integrato solo nel momento in cui vi sia “pericolo concreto” di ricostituzione del partito fascista. Si legge nella sentenza, che richiama pronunce precedenti, che “il fatto deve trovare, nel momento e nell’ambiente in cui è compiuto, circostanze tali da renderlo idoneo a provare adesioni e consensi e a concorrere alla diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste”.

Tale orientamento si fonda sulla lettura della fattispecie dell’art. 5 della L. 645/1952 – cd. Legge Scelba – secondo la quale: “chiunque, partecipando a pubbliche riunioni, compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista ovvero di organizzazioni naziste è punito…”. Le interpretazioni fornite dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 74 del 1953) hanno invitato a non prevedere come punibile ogni fatto o gesto, anche innocui, che rimandino al regime fascista.

Pertanto, il mero richiamo a simboli fascisti viene considerato come espressione di un’ideologia e quindi tutelato dal principio costituzionale della libertà di pensiero, la cui limitazione può essere messa in discussione solo laddove risultino violati altri interessi costituzionalmente protetti, come il fondamento democratico dell’ordinamento costituzionale.

Diverso sarebbe se il reato venisse configurato come reato “di pericolo astratto”, che comporterebbe la punibilità dei meri atti preparatori, comprendendo quindi anche la simbologia, l’adesione e la manifestazione dell’ideologia fascista, tuttavia, in tal caso, sarebbe più difficile il giusto confine con la tutela della libertà di pensiero e opinione.

Resta da chiedersi se questa “apertura” interpretativa possa prestare il fianco a facili fraintendimenti in un momento storico – politico come quello attuale, dove l’incertezza generata dalla classe dirigente ha creato una forte confusione nel corpo elettorale.