Un altro pezzetto della Venaria ‘vecchia’ ci ha lasciato: Pasquale Celli, per tutti semplicemente ‘Pasqualino’. Non c’era da aggiungere nulla. Per giovani e meno giovani lui era una sorta di istituzione. Per l’intera città. Ma soprattutto per gli abitanti del centro storico. Ed in particolare di piazza Annunziata. All’etá di 86 anni, qualche giorno fa, si è spento ponendo fine ad una esistenza intensa, vissuta pienamente, colma di rapporti e sentimenti fervidi e continui. Certamente molto veri e genuini. È volato in cielo lasciando un vuoto immenso nella compagna di una vita, la moglie Maria Teresa, ed i figli Antonella e Paolo. Ma qui in terra ha lasciato un segno. Anzi sono molteplici le testimonianze che certificano il suo essere stato presente. Arrivato a Venaria adolescente, da immigrato, da S. Pietro Apostolo in provincia di Catanzaro, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, il centro storico diventa la sua casa. Il suo mondo. Se ne innamora e qui costruisce la sua famiglia e la sua quotidianità. I portici della ‘piazza’ lo adottano e lui fino all’ultimo giorno si è fatto cullare da questi amati portici. Decidendo di avviare ed insediare qui, insieme alla moglie, quella che diventerá la sua attività, la sua professione: un pastificio con annessa gastronomia. Si era fatto un nome in città, ma anche nelle valli. I tortellini, gli agnolotti, le tagliatelle o il vitello tonnato buono li trovavi da Pasqualino e Maria Teresa. In piazza Annunziata. Tantissimi anni trascorsi tra le quelle mura. Moltissimi visi incontrati ed altrettanti rapporti costruiti. Ma per Pasqualino non contava solo il lavoro. La famiglia era un riferimento essenziale, così come l’impegno sociale. Era un generoso, un uomo buono. Uno che se poteva dedicava tempo ed anche contributi economici per organizzare eventi. A fine anni ’70 è stato tra i promotori dello storico carnevale venariese. Ma anche tra coloro che si è prodigato, ai tempi di Don Giuseppe Fisanotti e don Pasquale, per riaprire l’oratorio di Santa Maria e successivamente di costituire, insieme ad altri amici, il circolo ANSPI ‘Aurora Venaria’. Memorabili ed indelebili nella mia memoria i tornei di calcio che ogni anno venivano organizzati nell’oratorio maschile, all’ombra del campanile. Pasqualino era questo ed altro ancora. Sì, perché, una volta andato in pensione ed abbandonata la sua attività, è stato per diversi anni segretario del sindacato pensionati Cisl. Sempre in piazza. Sempre nella sua casa. Così come non si allontanava per professare un’altra sua grande passione: il tifo per la squadra del cuore, la Juventus. Il fan club, di cui è stato presidente e sostenitore, manco a dirlo, aveva la sede presso i locali sotto l’ex cinema Dante, in piazza Annunziata. Lui si muoveva a piedi. Gli piaceva camminare per le strade della sua città, del suo quartiere. E lo faceva anche dopo aver avuto alcuni acciacchi alle anche. Lo scorgevi da lontano. Lui, alto, longilineo. Con questo suo andamento simpaticamente barcollante. E lo riconoscevi immediatamente. Da via Boglione, ogni mattina, uscito di casa, sapevi dove trovarlo. O perlomeno chi è cresciuto in piazza, sapeva dove andava. Dove faceva capolino. Seduto ad un tavolo al ‘Nazionale’, con il caffè intento a leggere il giornale. Oppure a discutere della vita cittadina. Pasqualino è stato tutto questo. Pasqualino che sapeva il significato della parola ‘rispetto’ è stata una persona che nella vita si è fatta rispettare. E voler bene. Con la sua scomparsa un significativo pezzo di storia venariese se ne va via. Un pezzo della ‘piazza’ ci lascia. Il suo ricordo, invece, resterà vivo nella mente e nel cuore di quanti hanno incrociato il suo cammino.