Ti arriva dritto e forte alla bocca dello stomaco. E fa male. Tanto. Il colpo provocato dall’annuncio della scomparsa di un proprio caro ha le fattezze di un dolore tremendo che stordisce e spegne ogni volta. Ogni qual volta la malattia vince. Anche stavolta. Anche ieri quando dall’ospedale di Ciriè hanno chiamato lasciando nel dolore la mamma Anna, il figlio Giulio e la sorella Paola: “Monica non ce l’ha fatta”. L’agonia di Monica Zecchin, dopo 45 giorni di ricovero, è finita. Nel modo che nessuno avrebbe mai voluto. Anche lei sopraffatta, all’età di 52 anni, da questo virus bastardo. Che non guarda in faccia chicchessia. Giovani e meno giovani. E che si insinua ancor più subdolamente laddove sono già presenti patologie pregresse. Il calvario di Monica ha inizio intorno a metà marzo: i primi sintomi, la scelta di restare a casa non andando più nella sua amata panetteria, le prime cure con la sola tachipirina. Ma poi il quadro generale che peggiora e dopo una settimana il ricovero in ospedale. Era il 21 marzo e la situazione era già complicata, tanto da prevedere il trattamento in terapia intensiva. Trascorsi altri dieci giorni, purtroppo le condizioni precipitano e Monica viene intubata. Dopo alcuni flebili miglioramenti, che aprivano ad nuova possibile speranza, ieri la triste notizia. Monica non si è più svegliata. Il suo cuore ha smesso di battere. Portandosi via quella sua innata dolcezza che molti hanno potuto godere e condividere ai tempi della sua frequentazione dell’oratorio S. Maria, e trascinando con sè anche quei suoi comportamenti garbati ed educati che caratterizzavano il suo modo di lavorare, il suo modo di gestire la rivendita di pane in via Tessarin che dal 1991 aveva rilevato e che per lei rappresentava un orgoglio, un vanto. Un pezzo della sua vita che le ha permesso di instaurare relazioni umane, rapporti sinceri, amicizie indissolubili. E fino all’ultimo, fino alla mattina del 13 marzo, lì si è recata prima che i segnali del virus si affacciassero silenziosi ma devastanti. Il suo essere amorevole, generosa, solidale è testimoniato dagli infiniti attestati di affetto che la sua famiglia sta ricevendo in queste ore da amici, semplici conoscenti e clienti. Centinaia di messaggi e telefonate. Abbracci e baci virtuali che testimoniano la grandezza di un cuore di una mamma semplice e buona. Che anche nelle difficoltà di una vita irta di ostacoli ha saputo donarsi. Ha saputo regalare vivi segnali di amore. “Ringraziamo di vero cuore tutti quanti, Monica sarà contenta di vedere quante persone le vogliono bene”, le parole addolorate, ma colme di sincera gratitudine di mamma Anna, di Paola e di Giulio.
Siamo certi, però, che avrà già riabbracciato il suo caro papà Giancarlo. Magari lui le starà già facendo vedere la sua ultima collezione di francobolli o monete.